English Deutsch terms of use
RSS Feed
Home Printer-friendly Version
gaza war

Israele contro Gaza: una campagna per perpetuare l’occupazione

L’operazione militare chiamata Piombo Fuso è iniziata sabato 27 dicembre 2008 e per la soddisfazione del pubblico israeliano, il primo giorno è costato la vita a più di 200 persone. Già venerdì dalle colonne dei quotidiani più importanti si gridava “Andateli a prendere” e sabato gli abitanti di Gaza hanno avuto quello che gli israeliani gli auguravano da tempo. Non è stata una operazione spontanea, non è stata una semplice risposta ai recenti lanci di missili sulle città del Negev. Nei sei mesi di tranquillità che hanno preceduto, mentre avvertiva che Hamas si stava riarmando, Israele stava pianificando con attenzione il suo attacco per poterne ricavare il massimo.

Ufficialmente la campagna voleva riportare nell’area una calma a condizioni più favorevoli per Israele. Ma gli obiettivi andavano oltre. Israele sta cercando di riportare Hamas al tavolo delle trattative con l’Egitto su delle basi favorevoli all’Autorità Palestinese (AP) e al suo presidente Mazen. Hamas ha sbagliato a non usare i sei mesi di tranquillità in modo costruttivo e adesso ne paga il prezzo. Israele vuole finire la resistenza armata, riconoscere gli Accordi di Oslo e accettare le condizioni del Quartetto. In altri termini Hamas dovrebbe rilasciare il controllo su Gaza e entrare nell’AP come partner di minoranza.

Il conto alla rovescia è iniziato a Novembre quando, rifiutando la proposta egiziana Hamas ha rinunciato a partecipare alla riunione con l’AP al Cairo. Per Israele la campagna di Gaza non è una impresa solitaria. Il passo era stato coordinato con la Giordania e l’Egitto- e aveva persino avuto la benedizione di Abu Mazen. I Fratelli Musulmani, ai quali Hamas appartiene, costituiscono la maggiore opposizione ai regimi egiziano, giordano e palestinese. Ritroviamo lo stesso asse che è andato contro gli Hesbollah in Libano due anni fa. Di nuovo con l’appoggio totale della Casa Bianca. Una volta ancora Israele agisce come un esecutore il cui compito è quello di ridurre la sfera d’azione di un nemico comune.

Hamas, da parte sua, ha commesso ogni possible errore. Il primo è stato quello di conquistare Gaza nel giugno 2007, il che ha fatto sì che Israele rinforzasse l’embargo danneggiando i civili. L’ultimo errore è stata la ripresa della lotta armata contro Israele.

Hamas vuole che il suo dominio su Gaza sia riconosciuto in modo da poter competere con l’AP per la West Bank. Ha giocato una partita doppia. Da una parte ha preso parte al processo democratico delle elezioni dell’AP tre anni fa – dal quale è persino uscito vincente. D’altra parte l’AP e le elezioni sono state frutto dell’Accordo di Oslo che Hamas si rifiuta d riconoscere.

Khaled Mashal, leader del movimento, non si è accontentato di aprire nuovi fronti contro l’AP e Israele. Ha anche provocato il regime egiziano non sono rifiutando le sue proposte ma anche richiedendo l’apertura delle frontiere di Rafah, un atto che avrebbe violato gli impegni internazionali dell’Egitto. A livello della base, Hamas si è unito ai Fratelli Musulmani in una campagna contro il Presidente Egiziano Hosni Mubarak.

Per tutti questi motivi Gaza oggi si ritrova sola contro le forze militari israeliane. Dal suo rifugio a Damasco Mashal invoca una nuova Intifada anche se i palestinesi non si sono ancora ripresi dalla seconda. Mentre Hamas brama il potere i palestinesi sono stanchi, confusi e sopratutto frustrati. Da una parte hanno Abu Mazen che è pronto ad ingoiare tutto quello che Israele gli mette davanti. Dall’altra hanno Hamas intrappolato nel concetto che il suo regime dipende dal volere di Dio anche a scapito del Paradiso Oggi.

Dopo tre minuti dall’inizio delle operazioni Israele aveva già ucciso o ferito centinaia di persone. Non è difficile immaginare cosa può succedere in tre settimane. Lo scopo è quello di portare Hamas a una più ragionevole realtà – e se possible restaurare il rispetto che Israele ha perso in Libano due anni fa. A questo proposito potremo definire Piombo Fuso una operazione di riparazione per la seconda Guerra del Libano secondo le raccomandazioni della Commissione Winograd che ha indagato sulle ragioni di quel disastro.

Ma quale è la reale situazione di Israele? E cosi forte come vuole apparire spargendo sangue a Gaza? Quale effetto i corpi massacrati, sparsi nel cortile dell’Accademia di Polizia avranno alla fine su Israele? O le urla strazianti delle madri? Molti israeliani vogliono raggiungere una qualche normalità e diventare, secondo le parole del Primo Ministro Ehud Olmert “una società dove sia “divertente vivere”. Dove sta il divertimento in questi massacri riciclati da 60 anni?

Negli ultimi 40 anni, Israele ha sistematicamente calpestato gli altri popoli rifiutandosi di cessare l’ Occupazione. I palestinesi hanno perso tutti i loro diritti. La loro vita procede in mezzo alla cacciata dagli insediamenti, i blocchi stradali militari, le chiusure, i muri di separazione e la povertà strisciante. Olmert ha detto (ma soltanto quando ormai era chiaro che era in uscita) che non c’era altra possibilità per Israele che quella di ritirarsi dai Territori Occupati compreso da Gerusalemme Est. Se questa è davvero la sua posizione ha perso tempo in chiacchere vuote. In azione, la posizione di Israele è l’opposto. Non si ritira, non demolisce nemmeno gli avamposti che chiama illegali, la maggioranza dei coloni rimane nelle loro case, i militari continuano a controllare le frontiere e Gaza continua ad affondare nella disperazione.

Piombo Fuso non ha nessuna giustificazione politica. Anche se Hamas ritornasse al tavolo delle trattative Israele non ha niente da offrire. Perche è riluttante come sempre a pagare il prezzo della pace ossia di finire l’occupazione. Dato che non ha pagato per i missili caduti su Sderot o su altre città del Negev, Israele allora utilizza i missili per continuare a non pagare. Altra scusa è quella del mantra che non esiste un partner. Quando Israele dice che è pronto per uno stato palestinese non significa che questo comprenderà tutti i Territori Occupati – i suoi discorsi su di uno stato palestinese sono una benda sugli occhi. La mancanza di volontà di Israele di pagare è la forza di Hamas. Il movimento si basa su tre piloni: la poverta, la debolezza dell’AP e la mancanza di prospettive diplomatiche.

E’ Israele che ha sprofondato Gaza nella condizione attuale. Il disimpegno del 2005 è stato unilaterale, rifiutando qualsiasi ruolo all’AP e lasciando il campo aperto alla presa del potere da parte di Hamas. La responsabilità per quello che sta succedendo adesso a Gaza è quasi esclusivamente di Israele. Forse Piombo Fuso finirà davvero con un cessate il fuoco “migliorato”. Forse vedremo presto la leadership di Hamas di nuovo al Cairo. Ma una rinnovata tranquillità non sarà una soluzione. Che soluzione sarebbe se i Territori continuano a sprofondare nella corruzione, nella povertà e nella disperazione? Quanto tempo ci vorrà perché una nuova tranquillità apra la strada ad un nuovo massacro?

E per quanto tempo la società israeliana potrà continuare a vivere come una Forza di Occupazione? Quanto tempo fino a che le lacune interne della società, con il peggioramento del conflitto costituiranno un disastro peggiore dei missili da Gaza? Il problema fondamentale non è Hamas. E’ il consenso nazionalista dei partiti politici di Israele che hanno spinto il governo transitorio ad attuare questo massacro il cui solo scopo è quello di rimandare il costo della pace.

Home Printer-friendly Version Top of Page